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Attenzione Milan! Anche un altro titolare medita l’addio in estate

10468345_727979097259316_1474015113038199211_nRischia di essere tagliato dai piani del Milan dopo solo 6 mesi di attività il giapponese Keisuke Honda, ad oggi impegnato nella preparazione delMondiale con la sua nazionale. Secondo il Corriere dello Sport, il talento asiatico non ha convinto affatto nella sua prima esperienza italiana, deludendo le tante aspettative e giocando spesso fuori ruolo. Ma se conSeedorf, pur schierato in una posizione esterna, ha avuto spazio a sufficienza, nella prossima gestione Inzaghi sembra non esserci spazio per il suo talento; i ruoli dell’attacco sembrano al completo, con l’arrivo di Menez, la conferma di El Shaarawy, il possibile arrivo di Mandzukic come prima punta ed il presunto riscatto di Taarabt. Honda rischia dunque di diventare la quinta-sesta scelta nell’attacco milanista e potrebbe ascoltare le tentazioni provenienti dagli Emirati, anche se non è ancora pronto per ritirarsi verso un calcio più ricco ma meno ambizioso e competitivo di quello occidentale.

Galliani guarda anche al mercato italiano ed è pronto ad imbastire delle trattative con due club.

baselli-475x330Biabiany piace moltissimo all’estero e al Milan, alla ricerca di esterni per il nuovo 4-3-3 di Inzaghi. Alla società rossonera interessa anche Parolo, seguito da vicino dalla Lazio.La Roma, per cautelarsi dal possibile addio di Benatia, ha chiesto informazioni su Paletta, accostato in passato a Milan ed Inter. Ma è la posizione di Roberto Donadoni a creare più preoccupazione tra i tifosi ducali. In questa situazione di caosinfatti, il tecnico del Parma potrebbe decidere di non restare un altro anno in Emilia e accettare la corte di altri club. Sfumata la pista Milan, per l’ex commissario tecnico della Nazionale, potrebbe riaprirsi l’ipotesi Lazio…Contattato dalla redazione di Sportitalia, l’agente Fifa Giuseppe Riso, procuratore tra gli altri di Daniele Baselli, ha parlato delle voci che negli ultimi giorni hanno accostato il suo assistito al Milan, come possibile acquisto per sostituire l’infortunato Montolivo“Baselli piace molto al Milan però è presto per parlare di trattative”.

Ecco i convocati di Seedorf per Milan-Sassuolo! C’è una bella sorpresa!

adwSono 25 i convocati di Mister Clarence Seedorf per Milan-Sassuolo, ultima gara del campionato di Serie A:

Abbiati, Amelia, Coppola, Gabriel, Abate, Constant, De Sciglio, Mexes, Rami, Zaccardo, Zapata, Emanuelson, Essien, De Jong, Honda, Kakà, Montolivo, Muntari, Poli, Taarabt, Balotelli, El Sahaarawy, Mastour (N. 98), Pazzini, Petagna.

Milan-Inter, Honda vs Nagatomo: è derby anche in Giappone

469396075-420x279Il derby di questa sera tra Milan ed Inter si allargherà idealmente anche alle coste del Pacifico.
In Indonesia c’è una folta colonia di milanisti ed è la patria del proprietario interista Erik Tohir. In Giappone gli appassionati di calcio dovranno fare i nottambuli (la partita infatti comincerà alle 3.45 locali) per seguire la sfida tra il rossonero KeisukeHonda ed il nerazzurro Yuto Nagatomo, colonne della nazionale nipponica guidata dall’italiano Alberto Zaccheroni.

L’attesa nel Sol Levante è fortissima. Per la seconda  volta quest’anno sarà trasmessa in diretta una partita della Serie A.Solitamente gli incontri del nostro campionato sono trasmessi in differita il giorno dopo in orari più comodi. Prima di questo derby l’unica gara trasmessa in diretta era stata Sassuolo-Milan nella quale Honda fece il suo esordio in Italia.

A San Siro sarà massiccia la presenza di giornalisti giapponesi: 20 cronisti e 3 tv accreditate.

Honda: “Io e Seedorf, filosofie diverse. Buona intesa con …

462794813-420x265Stamane la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un’intervista a Keisuke Honda, uno degli acquisti di gennaio del Milan, nonchè uno dei più discussi nell’ultimo periodo. Ecco le sue parole:

E’ arrivato in un periodo complicato: in questa stagione i risultati sono così così, e allo stadio c’è poca gente.
«Non so giudicare l’atmosfera, io San Siro l’ho sempre visto com’è ora, ma spero che se giocheremo meglio verrà più gente. Giocare un bel calcio e richiamare tifosi allo stadio è una delle mie ambizioni. Quanto ai risultati, nessuno di noi è soddisfatto, ma il nostro è un lavoro di crescita continua. Sapevo che avrei trovato delle difficoltà al Milan, ma ho scelto questo club perché lo sognavo da sempre».

Qualche settimana fa, gli ultrà hanno chiesto un confronto con i suoi compagni: lo trova normale?
«Non penso sia normale, ma posso capire lo stato d’animo dei tifosi in quella situazione. Probabilmente se giochi male è logico che chiedano delle spiegazioni».

Come sarà vivere un anno senza Champions League?
«Non lo so, ma credo che potremmo giocarla fra due stagioni. E ora bisogna concentrarsi sull’Europa League, che è un traguardo importante».

In Italia si pensa che per ricostruire un club e avviare un ciclo sia meglio stare un anno fuori dall’Europa piuttosto che giocare un torneo spesso snobbato.
«Non sono d’accordo. Per migliorare bisogna giocare, più partite ci sono meglio è, soprattutto per un club che ha tanti giocatori bravi da mettere in campo. Siamo professionisti e dobbiamo essere preparati per giocare due partite la settimana, ma se non riusciremo a raggiungere l’Europa League dovremo prendere il lato positivo della situazione e concentrarci sul tempo in più per allenarsi. Però giocare tante partite è meglio».

Che cosa pensa dell’atteggiamento dei media italiani nei suoi confronti?
«Le critiche non mi fanno piacere, ma voi siete liberi di scrivere. Io sento che presto arriverà il primo gol in serie A e sarà un momento importante. Sono molto determinato: sono venuto per diventare campione con il Milan».

E’ una strada lunga…
«Lo so, ma qui c’è un grande progetto e i giapponesi sono persone pazienti».

Serve pazienza anche dal punto di vista tattico: in Giappone dicono che lei non gioca nel suo ruolo.
«Parlo spesso con Seedorf, col suo ottimo inglese è facile comprendersi. Soprattutto all’inizio non capivo tante cose, allora andavo nella sua stanza per approfondire dettagli».

Adesso capisce meglio?
«All’inizio a destra non mi sentivo a mio agio, ma in mezzo c’è Kakà, che sta giocando bene, e io devo trovare il mio spazio. Adesso va un po’ meglio rispetto alle prime partite. Certo, il centro è la mia casa: mi è capitato di giocare a destra in nazionale e nel Cska, però amo stare dietro la punta. Seedorf invece dice che ho le qualità per giocare a destra e ai giocatori capita di doversi adattare. Abbiamo filosofie differenti, l’importante è dialogare, e noi parliamo tanto, tutti i giorni».

Ha detto che avete filosofie differenti. La sua qual è?
«Diciamo che c’è il calcio di contropiede e quello che si basa sul possesso palla. Tutto dipende dalle preferenze del tecnico, ma sapersi abituare alle necessità della società è importante».

Chi l’ha aiutata nell’ambientamento?
«A Milanello sono tutti bravissimi, lo staff è eccellente. Fra i miei compagni, tanti mi hanno aiutato: Kakà traduce quando non capisco qualcosa, Bonera, Abate e Montolivo mi danno consigli. E’ tutto importante per un adattamento più veloce».

Lei a volte ha abbracciato Balotelli in campo: un’intesa che fa impressione, siete così diversi…
Keisuke dà un’occhiata alla sua giacca impeccabile, al doppio orologio (uno sincronizzato sul fuso giapponese) e alla cravatta, e sorride. «Siamo differenti nella scelta degli abiti e nello stile di vita, ma in campo siamo uguali e possiamo lottare e ridere insieme. Mario con il suo carattere ha regalato tante emozioni agli italiani».

Lei tiene molto alla privacy: trova che qui la rispettino a sufficienza?
«Non posso ancora giudicare, abito in Italia da tre mesi e non esco molto. Comunque Milano mi piace, soprattutto mi piace il Milan».

Ha patito il cambio di allenatore appena arrivato in Italia?
«Non è stata una situazione facile, però sono cose che fanno parte della vita di un calciatore».

Il suo c.t. Zaccheroni è diverso da Seedorf, ha più esperienza e meno facilità con le lingue. Com’è il vostro rapporto?
«Molto buono, abbiamo un buon traduttore. Zaccheroni è un bravo allenatore e ho imparato tante cose lavorando con lui».

Le pesa non essere il numero uno, la star della squadra?
«Neppure in nazionale o a Mosca ero il numero uno. Il calcio è uno sport di squadra».

Ha sulle spalle le aspettative di una nazione intera: è complicato?
«A me le pressioni piacciono, mi piacciono le grandi aspettative. Sono così di carattere».

Giocherà il derby contro l’altro giapponese di Milano, Nagatomo. Una partita eccitante per i tifosi giapponesi…
«Una partita eccitante per tutti, spero. Ma so che giocando contro Yuto dovrò correre molto forte».

Lei dice che i giapponesi sono pazienti: i tifosi italiani invece sono abbastanza pazienti con lei?
«Non mi aspettavo pazienza: ho scelto la maglia numero dieci, sono stato presentato in grande stile. So che la gente si aspetta molto da me. Ma io ho fiducia in me stesso, e le critiche non mi smontano mai».

Da Kakà a Nocerino. Sette situazioni in bilico per la nuova stagione

Z_Kakàabout-world-Kakà certamente fa più clamore di altri. Ma il brasiliano già Pallone d’oro non è l’unico rossonero a vedere il suo futuro prossimo in forte bilico. I tagli agli stipendi preannunciati da via Aldo Rossi per la mancata qualificazione alla prossima Champions League faranno da spartiacque per la formazione del prossimo organico. Kakà, fresco di presenza numero 300 con la maglia del Diavolo, ma anche Robinho, Mexes, i rientranti Matri e Nocerino e i nuovi arrivati (ma in cerca di riscatto) Taarabt e Rami. Sette situazioni molto diverse tra loro, tutte attualmente in bilico. Se, da una parte, come sottolinea La Gazzetta dello Sport per Binho e il difensore francese ex Roma poche sembrerebbero le chance di restare (per via dei lauti ingaggi che percepiscono), tutto da scrivere pare il futuro di Alessandro Matri e Antonio Nocerino. Rientreranno dai prestiti a Fiorentina e West Ham e, visto che al momento è considerata molto difficile una loro permanenza a Milanello, la dirigenza rossonera dovrà inventarsi strade nuove di mercato per entrambi. Diverso il discorso di Didac Vilà e Traorè, anche loro in prestito all’estero, ma contratti meno pesanti e pochissime chance di rimanere a Milano.

Dovranno essere fatte delle scelte. Se il Milan vuole tenere Kakà, scrive La Gazzetta dello Sport, dovrà tagliare tutti gli altri costi milionari. Robinho (2 milioni e 400 mila euro) e Mexes (4 milioni annui) rimangono i primi indiziati a salutare la comitiva rossonera.

Kakà vicino all’approdo in MLS: l’Orlando ha già un accordo col brasiliano?

Z_Kaka_2ABOUT-WORLD-La notizia, se confermata, avrebbe del clamoroso: Kakà avrebbe già trovato un accordo con la franchigia di Orlando, nuova squadra che si è appena affacciata nel mondo della MLS, massimo campionato di calcio americano.

Il proprietario del club è il brasiliano Flavio Augusto da Silva, da sempre legato in termini di amicizia con Kakà: il patron avrebbe inoltre scritto su Facebook che “a breve arriverà una grande notizia per Orlando City“.

Il trequartista carioca quindi sembra sempre più lontano dal Milan, come ha d’altra parte avvertitoAdriano Galliani: il brasiliano infatti si potrà liberare dai rossoneri in caso di non partecipazione alla prossima Champions League.

Ritorna El Shaarawy Prima il test-Inzaghi Poi tocca a Seedorf

C_29_articolo_1030987_upiImgPrincipaleOrizABOUT-WORLD-Una data: mercoledì 9 aprile, e il campionato Primavera ha in calendario il recupero Milan-Inter, derby di metà marzo rinviato. Ebbene, per quel giorno -lo si dice sommessamente, come riporta il sito Milan News- è previsto il ritorno in campo, con tutte le cautele del caso, di Stephan El Shaarawy, dopo quindici terribili mesi di infortuni, sofferenze, speranze, lavoro e adesso si vede una luce. Se tutto andrà come previsto, il Faraone potrebbe tornare fra i convocati la domenica successiva, 13 aprile, Milan-Catania. Prima Inzaghi e poi Seedorf: gli effetti speciali non mancano.

Clarence Seedorf e le sue priorità….trattenere…..

Z_Balotelli_Seedorfabout-world-In casa Milan si parla già di calciomercato estivo: le prime richieste di Clarence Seedorf però non sarebbero degli acquisti, bensì delle conferme, quelle di Kakà e di Mario Balotelli.

Il primo ha da poco raggiunto quota 300 presenze con la maglia rossonera, ed è il perno del 4-2-3-1 dell’olandese; Seedorf lo fa giocare in più ruoli (seconda punta, trequartista o ala), e perciò sarebbe restio nel priversene: d’altro canto, Kakà avrebbe una clausola per cui si potrà liberare dal Milan in caso di non partecipazione alla prossima Champions League, cosa, questa, praticamente certa; il brasiliano, se dovesse rimanere in rossonero la prossima stagione, si vedrà decurtato lo stipendiodel 20% (una clausola all’interno dei contratti dei calciatori milanisti prevede, infatti, una parte di ingaggio solo in caso di partecipazione alla Champions): la MLS bussa alle porte, e il padre procuratore spingerebbe per tale destinazione.

Mario Balotelli invece avrebbe deciso di rimanese in rossonero, sebbene Mino Raiola vorrebbe portarlo altrove: sabato sera in tribuna a San Siro era presente Jorge Mendes, procuratore di Fabio Coentrao ma anche di Josè Mourinho, il quale vorrebbe portare Super Mario al Chelsea. Seedorf ritiene indispensabile Balo, il perfetto terminale offensivo: tecnica, potenza fisica e grande mobilità in campo, cosa molto apprezzata dall’allenatore, che per questo non vorrebbe in attacco una punta statica come Pazzini.

Seedorf riuscirà nell’intento di trattenere i due big? La qualificazione all’Europa League aiuterebbe certamente, con l’impegno da parte della società di costruire in estate un Milan più competitivo rispetto a quello di quest’anno.

Barbara Berlusconi : “Vi svelo il futuro del Milan …

ABOUT-WORLD-Febbraio 2014, si sono compiuti i 28 anni dell’era Berlusconi nel Milan. Quando suo padre entrò in Via Turati, lei non era ancora nata. Qual è il suo primo ricordo rossonero?

Non ne ricordo uno in particolare. Fin da piccolissima, mio padre mi portava molto spesso a San Siro. Da allora non ho mai smesso di gioire e soffrire per le sorti del Milan.

Che cos’è e che cosa rappresenta il Milan per lei: un affare di cuore, un business, l’una e l’altra cosa insieme?

Entrambe le cose.

Quali sono i suoi autentici rapporti con Galliani oggi? 
Negli scorsi mesi, con Adriano Galliani, si e’ aperto un confronto certo duro, ma che oggi valuto positivamente.
Un confronto utile e costruttivo che riguarda tutti gli ambiti societari e che porterà cambiamenti significativi.
Sono certa che questo chiarimento e la  ritrovata comunità’ d’intenti non potrà che giovare al Milan. Oggi il nostro rapporto è buono e all’ insegna della collaborazione.

Il mondo del calcio è ancora molto maschilista. Come vede le donne nel calcio?
Non vedrei la presenza femminile come un merito o un valore aggiunto. Ma semplicemente come un dato di fatto. Sempre più donne rivestono ruoli chiave nella società di calcio. E questo perché i club sono oramai della aziende e il calcio è un vero e proprio business. E in tutte le aziende il numero e l’importanza delle donne è in costante crescita.

Come mai il calcio italiano in pochi anni ha perso appeal?
Si è sottovalutata la concorrenza europea che, stagione dopo stagione, ha guadagnato quote di mercato, sottraendo ai nostri club importanti porzioni di ricavi. Nel 2000 3 delle prime 5 società d’Europa per fatturato erano italiane. Oggi siamo molto più indietro. Il modello del calcio futuro è inevitabilmente un mix di successi sportivi e capacità di ottenere risultati commerciali, finanziari e manageriali. E i risultati migliori sul campo vanno proprio chi è stato capace di dotarsi di una struttura e di efficienti strategie commerciali.

Un esempio di Paese virtuoso?
La Germania, con stadi di proprietà e ricche sponsorizzazioni, senza fare follie hanno creato un sistema virtuoso, un esempio da imitare. Conti in ordine, stadi pieni, sviluppo delle attività commerciali e tanti giovani in campo. Dobbiamo sempre ricordarci poi che Il calcio non è un business solo per chi guadagna milioni di euro, ma anche per i tanti posti di lavoro che crea”.

Quindi il calcio per lei è un’industria…
“Ha un giro d’affari che genera, nel nostro paese, un indotto di circa 8 miliardi di euro. Ma soprattutto produce, per lo Stato, introiti per più di un milione di euro. Per questo, e per il valore sociale nei confronti di 40 milioni di appassionati, non si può far finta che sia un intrattenimento come un altro”.

Ha delle idee per rilanciare il Milan nel settore sportivo?
Sono materie di competenza di Adriano Galliani. Il Milan sta affrontando una profonda riorganizzazione. Si sta attrezzando al meglio per affrontare le nuove sfide di un calcio che certamente è cambiato. Puntiamo molto sui giovani, su una struttura di osservatori in grado di scovare nuovi talenti in tutto il mondo. Ma questo senza rinunciare ai grandi acquisti, ai grandi top player.

Creare una squadra forte senza spendere soldi e creare soldi per far diventare la squadra forte. Qual è la sua strada?
Entrambe le cose. L’obiettivo è quello di ingaggiare  giovani talenti prima che diventino top player e prima che il loro costo sia, per noi, difficile da sostenere. Aumentare i ricavi, poi, è una sfida per noi centrale. Solo così potremmo autofinanziarci, migliorare le strutture e permetterci qualche top player in più. Una sfida che darà i primi risultati nel medio periodo, non prima di tre anni.

La scelta di Seedorf è stata concordata con suo padre?
No. E’ una scelta di mio padre che lo ha sempre stimato come professionista e come uomo.

Qual è stato il miglior allenatore del Milan berlusconiano e perché? Qual è il giocatore simbolo del suo Milan?
Non ne citerei uno in particolare. In tanti hanno contribuito alla nostra storia di successi.

Lei è una giovane signora, madre di due figli in tenera età: come concilia l’amore per loro e il desiderio di essere loro accanto il maggior tempo possibile con la mole di impegni lavorativi con cui fa i conti ogni giorno? E quanto è difficile non avere privacy o averne pochissima, considerato che i riflettori saranno sempre più accesi su di lei?

Sono una donna privilegiata. Perché posso contare su persone fidate che mi aiutano a seguire i miei figli. Inoltre ho in mia mamma Veronica e in mia sorella Eleonora due alleate preziose. Così posso contare su tanti aiuti durante la giornata, in modo da gestire i ragazzi, i loro spostamenti, senza essere in ansia costante. Sono fortunata, ma comunque non è semplice. Gli impegni sono sempre maggiori, i pensieri, le pressioni non mancano. Gli affetti sono il mio centro, ma il lavoro richiede che io sia sempre presente.

Che cosa significa, nell’Italia del 2014, essere la figlia terzogenita di Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratrice delegata del Milan? Gli invidiosi che, in questo caso, spesso sono anche dei frustrati, dicono sia una raccomandata. Gli estimatori ribattono sia una donna di 29 anni, colta, preparata, dalle idee chiare e terribilmente pronta a prendere il comando del Milan. Che cosa risponde agli uni e agli altri?

Tutti hanno il diritto di esprimere opinioni e certamente, ribadisco, mi trovo in una posizione privilegiata. Mi piacerebbe, però, essere giudicata sui contenuti e sulle idee che ho portato avanti in questi tre anni al Milan. Mi piace il confronto, non mi spaventano le critiche quando sono costruttive. Amo discutere e sentire anche altre opinioni. Poi però è necessario prendere decisioni soprattutto quando ne si è profondamente convinti.

Buona parte della classe dirigente del calcio italiano è attaccata alla poltrona e appartiene al mesozoico. Ci sono dirigenti che  ricoprono incarichi federali da prima della caduta del muro di Berlino: con tutto il rispetto per le persone, quando comincia la rottamazione? Lei intende contribuirvi?

Non sono solita usare la bandiera generazionale come clava contro coloro che sono più in la negli anni. Ci sono persone preparate e valide che, seppur non più giovanissime, sono un valore aggiunto grazie alla loro grande esperienza e capacità.
Sono convinta però che un certo ricambio sia sempre auspicabile per evitare che si formino gruppi di interesse che bloccano qualsiasi cambiamento.

Questione stadi: conferma che il Milan vuole costruirne uno tutto suo?
Confermo che stiamo valutando soluzioni alternative a San Siro. Ma decisioni non sono state ancora prese anche perchè il tema è molto complesso. Richiede un approfondimento che è in corso proprio in questi giorni con i miei più stretti collaboratori.

Pensa che esista un modo efficace per risolvere il problema degli incassi stadio?
Si. Con la costruzione di stadi di proprietà. Gli stadi italiani risentono del tempo. Erano stati concepiti per il campionato del mondo del 1990. Oggi, invece, lo stadio deve essere un luogo in cui si fa intrattenimento non solo per i 90 minuti della partita. Ma sette giorni su sette. Mi piacerebbe, ad esempio, vedere le famiglie trascorrere l’intero pomeriggio dell’incontro di calcio all’ interno di una struttura che possa offrire ai propri clienti anche Ristoranti, Bar, Palestre, sale per riunioni e convegni. Solo così gli incassi potranno aumentare.

Al derby ha incontrato Thohir: che impressione le ha fatto? Che cos’è l’Inter per lei: la rivale storica o, nel calcio del terzo millennio, una rivale come le altre?
Thoir è una persona cordiale e disponibile. Ho grande rispetto i nostri cugini. Non posso definire l’Inter una squadra come le altre. C’e’ grande rivalità, ma anche il rispetto che è un tratto storico di Milano e dei milanesi.

Razzismo, inciviltà, curve chiuse che poi vengono riaperte da una giustizia sportiva incapace di imporre l’applicazione delle sue stesse norme. Lei che cosa si ripromette di fare contro questo fenomeno?
Sugli episodi di razzismo mi sono espressa più volte. Per me deve essere applicata la tolleranza zero. Per troppo tempo si è fatto finta di non vedere e di non sentire. Dopo il caso Boateng finalmente qualcosa è cambiato.

Il fair play finanziario è un’utopia o un insieme di regole che funzionerà? Vi spaventa?
“Vedremo se è solo uno slogan o sarà applicato veramente. Di certo obbliga a una gestione totalmente diversa. Le proprietà avranno forti limiti alla possibilità di ripianare le perdite. E non perché non lo vorranno, ma perché questo provvedimento non lo consentirà più. Il Milan, in ogni caso, come anche altre realtà italiane, è chiamato a vincere la “sfida della modernità”. Deve strutturarsi per competere sui mercati internazionali, attrarre nuovi partner commerciali, guardare ai paesi emergenti, far crescere la notorietà del brand, rinnovare le strutture, gestire il marchio a 360 gradi. Soprattutto, diversificare i ricavi. Tutti gli sforzi e le energie non potranno più esaurirsi nella mera fase sportiva”.

Ma lei condivide l’impostazione del Financial Fair Play?
Oggi, questo orientamento è l’unico possibile. E non solo perchè lo impone l’UEFA, ma perché ne sono convinta. Oggi, solo il 9% delle risorse di finanziamento delle società è costituito da ciò che le stesse posseggono, ovvero dai capitali propri. I debiti verso le banche o verso sono oggi molto pesanti. Ciò significa che le persone che fanno il calcio in realtà non lo posseggono, o ne posseggono solo una minima parte, e che se un giorno le banche non dovessero più sostenerlo, questa realtà sarà destinata a collassare”.

Il metro del successo di un club è il risultato del campo?
“I risultati sul campo sono fondamentali, ma non sono tutto. Alla fine degli anni Novanta molti club hanno investito tutti gli introiti dei diritti televisivi negli ingaggi e non per rinnovare le strutture e creare valore. Ma così nulla è rimasto per gli impianti e per lo sviluppo. In questo senso una società come l’Arsenal ha seguito una filosofia opposta: meno risultati sportivi, più spettacolo e risultati commerciali. Può piacere o meno ma è un modello a cui si deve guardare con interesse.”

Per Lei il calcio è uno spettacolo come altri?”
“Non proprio, è una affermazione riduttiva. Il nostro business però è anche quello di fare spettacolo e intrattenimento. Ma il calcio è anche qualcosa di piu’. Come ho già avuto modo di affermare, nel calcio non esistono, tra le persone, differenze sociali, razziali, politiche o economiche.
Il Calcio ci rende tutti uguali e tutti liberi: si dispera e soffre il manager della city di Londra così come il bambino dei sobborghi di Soweto, i discendenti Inca a Lima così come gli impiegati in coda nel metro di Tokyo.
Il Calcio è la lingua del mondo perché non si è ancora scoperto sul pianeta terra qualcosa che abbia la stessa forza narrativa, qualcosa che generi lo stesso potere di identificazione tra le persone

E’ vero che aprirete un nuovo museo?
Il museo è solo una parte del progetto che è in via di realizzazione e che ho fortemente voluto.Anzitutto Il Milan da pochi mesi ha cambiato sede. Ora i nostri uffici sono moderni e studiati da un noto designer italiano Fabio Novembre. Ma la nuova sede sarà un vero e proprio polo d’attrazione aperto a tutti coloro, italiani e stranieri, che vorranno venire a farci visita. Troveranno oltre al museo, anche un negozio e un ristorante. Tutto all’insegna dell’innovazione e del design.
Un luogo che permetterà, ogni giorno, di mettere in contatto i nostri tifosi con il Milan.